Storie di famiglie romane

Non solo a Roma, certo, ma io abito qui. Qui sono nata alla fine degli anni Sessanta, quelli del boom; nell’anno in cui Volare (anzi Il blu dipinto di blu) trionfa a Sanremo, Nabokov pubblica Lolita, Kilby inventa il microchip e la casa editrice Feltrinelli pubblica, postumo, il Gattopardo. Sono dello stesso anno di Alessandro Baricco, di Sharon Stone, di Michelle Pfeiffer, di Madonna, di Michael Jackson e di Andrea Bocelli, tanto per dire: pur essendo figlia unica sono venuta al mondo in buona compagnia.

Non solo a Roma, dicevo, chiudono le librerie. Quelle storiche. Le “indipendenti”. Quelle nate dalla passione di qualcuno o di qualcuna che voleva fare il libraio o la libraia. Ha tremato “Remainders”, per esempio: a luglio del 2010. Più o meno nell’indifferenza collettiva. Perché Roma, la mia città natale, è così: letargica, buontempona e menefreghista.

“Remainders” non era solo una grande libreria: era il paese delle meraviglie rese possibili, accostabili, di… massa perché i libri costavano meno e quindi erano accessibili a tutte le tasche e a casa mia il rito “andiamo da Remainders” ha costituito buona parte della mia iniziazione alla lettura. Libri che dal magazzino di giacenza tornavano a nuova vita: fuori commercio, fuori catalogo, insomma “avanzi” o “resti” che invece di andare al macero finivano nelle mani di una bambina, per esempio, affamata di storie. Libri risorti. Libri che vincevano sulla morte. Pezzi rari, spesso bellissimi perché essere evitati dal mercato non equivale a una sentenza di non qualità, anzi.

Era il 1964 quando Biagio Melloni fondò in Italia la catena delle librerie “Remainders”. Nell’anno 2010, quarantasei anni di vendita a metà prezzo (a volte anche superiore) vanno dritti dritti al macero. “Un calo di vendite”, così lamenta il signor Rodolfo Giammona, titolare della libreria di piazza San Silvestro, “insostenibili le spese di gestione e l’affitto…”

Insostenibile, sempre, la Cultura in questo Paese. Non solo a Roma.

Ma qualcuno (una cordata di gente che in quel luogo dice di essere cresciuta come “lettore”) propone il miracolo: “Remainders” è un’istituzione culturale della Città, non può chiudere! Ci pensi il comune di Roma, che a quell’epoca vede Alemanno come sindaco e il benedetto Croppi come assessore alla Cultura. Bene, tale è la cronaca registrata sul web fino al fatidico anno della presunta scomparsa e pronta resurrezione, il 2010, appunto. Dopo di che nulla: il web non dà notizie sulla nuova locazione e se nel 2016 digiti “Remainders” il web ti accoglie, con un sito orribile, ancora a piazza San Silvestro…

Dov’è finita “Remainders”? Misteri italiani. 

Le librerie, quindi, a Roma chiudono o spariscono. Che non è proprio la medesima cosa anche se l’effetto, anzi la caduta, è la stessa.

Ora sempre nel centro storico, quindi nel cuore della Città, un’altra libreria annuncia la sua fine, la data è prossima: il 4 maggio. Nell’anagrafe libraria è registrata come “Invito alla lettura” lo stesso Nome di quell’impresa titanica che per decenni ha rappresentato la Fiera dell’editoria antiquaria e indipendente nei Giardini di Castel Sant’Angelo, molto prima della “Fiera della piccola editoria” imprigionata nelle vetrine asfittiche del Palazzo dei Congressi.

Lo stesso Nome non è casuale perché i proprietari e titolari della libreria sono le medesime persone (una famiglia) che quell’impresa l’hanno inventata assistendo, senza ricevere aiuti, alla lenta e necessaria trasformazione della loro Fiera editoriale in un enorme suk.

Eppure, a baluardo o a testimonianza tenace di quella che fu e resta una loro eroica impresa, questa famiglia, nell’area del lungotevere di fronte ai Giardini Portoghesi, cura e gestisce bancarelle di libri e oggettistica in stile parigino e un Bibliobar, un chiosco-biblioteca che accoglie, in uno scenario da brivido, sotto lo sguardo imperioso di Castello, i gesti minimi ma mai marginali di chi resiste a far Cultura sperando, all’aperto, nella clemenza storica del cielo blu di Roma.

Perché di altre clemenze ormai non c’è più traccia.

La dott.ssa Vano alla Manifestazione di Castel Sant'Angelo

La dott.ssa Vano alla Manifestazione di Castel Sant’Angelo ex Invito alla Lettura

Bibliobar

Eventi al Bibliobar – Giardini Portoghesi

Il Bibliobar

Il Bibliobar

Si muore in tanti modi, a Roma, anche facendo una festa. Perché chi è intelligente sa che non deve aspettarsi nulla se mai nulla ha avuto e l’unico credito che può vantare è far sentire tutti gli altri debitori. Quindi “Invito alla Lettura” muore regalando se stessa: pezzi veri, non solo libri. Uno smantellamento reale:

le regole della festa indetta per il 4 maggio:
l’ingresso alla festa sarà dato da un contributo volontario (di tre euro minimo).
In cambio di tale contributo ci sarà un pezzo della libreria da portare via con sé. Oggetto, libro o altro. Il bar sarà aperto e a disposizione di tutti con prezzi modici fino ad esaurimento scorte.

Chiunque abbia avuto a che fare con la libreria e con l’omonima manifestazione, è invitato.
Gli artisti che abbiano avuto a che fare con noi (e anche chi non abbia avuto a che fare con noi) e che vogliano esibirsi per salutare la libreria e il lavoro che la mia famiglia ha fatto per anni, saranno i benvenuti. Sono, comunque, pregati di scrivermi in privato per concordare una scaletta.
Per le note tecniche, ci sarà sicuramente un impianto a disposizione.

Non so se qualcuno/a di voi sia mai entrato in questo bazar,  in Corso Vittorio Emanuele II, numero civico 283, che ben ricorda l’omonimo libro del maestro dell’Horror Cose preziose: oggetti kitch e d’epoca, libri rari e fogli di periodici del Novecento, souvenir da brivido e soldatini di piombo, la prima edizione de Il cavaliere inesistente di Italo Calvino,  legatura in tela con piatto cartonato e ill. a colori…

Fino a poco tempo fa – il sito web recita: l’edizione delle Poesie di Foscolo (la n. 20) “composta a mano con i caratteri Palladio disegnati da Alberto Tallone e incisi da Ch. Malin, tirata in 533 esemplari di cui 7 su carta Japan Misumi nature, 14 su Japan Hodomura, 212 su vergata avorio Sicars e 300 su Velin blanc pur chiffon d’Arches”.

Oppure, con le acqueforti originali di Enrico Castelli, l’esemplare n. 1370 de I promessi Sposi con le tavole datate (1944) e firmate a matita dall’artista. Si segnala sempre sul sito: “lievissimi segni del tempo, ottime condizioni”.

Cose così. Cose preziose. Cose che conservano “lievissimi segni del tempo” di cui questa Città, smemorata, può fare a meno.

Riteniamo molto importante salutare un luogo che ha avuto enorme importanza nella nostra vita e un discreto successo negli ultimi 25 anni della vita culturale di Roma. Se la fine è importante in tutte le cose, allora è bene far sì che quella che per molti sarà, in futuro, una grande mancanza nella città di Roma, venga celebrata degnamente.

Ci vediamo il 4 maggio.
Lucio Villani
Rosanna Vano
Vito Altieri
Giulio Villani
Massimo Altieri

Io ci sarò. Amen

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...