Come e cosa

La casa editrice ha compiuto il suo ciclo di vita possibile. Ma non cancello la storia: rileggerla, come ogni narrazione, serve a costruire anche il senso di come sarà il futuro.

QUESTO ERA L’INCIPIT: il come

Con pazienza: non essendo una casa editrice a pagamento, noi leggiamo i testi che ci inviate – e il tempo di lettura non è breve – e solo se rientrano nei nostri gusti letterari li pubblichiamo ma prima ancora li rivediamo e li “aggiustiamo” con voi perché un testo diventa un libro a poco a poco.

Con cura: l’editing non è correzione di bozze ma una rilettura accurata per far emergere tutte le possibilità che la scrittura contiene e, a volte, anche per eliminare tutte le parti eccessive che chi scrive – nel desiderio di dire tutto e nell’urgenza di esistere – accumula senza freni.

Con flessibilità: la casa editrice voleva puntare sugli esordienti in modo esclusivo ma le regole inesorabili di questo mercato ci hanno costretto a un ripensamento della linea editoriale: è difficile scommettere su chi non è ancora conosciuto tramite una casa editrice a sua volta sconosciuta. Questione di rispetto per chi scrive. Abbiamo deciso, quindi, che una parte della nostra programmazione sarà sempre dedicata alla scoperta di scritture nuove ma includeremo anche proposte diverse che saranno articolate in Collane specifiche.

Con determinazione: resta salda la scelta di privilegiare il Pensiero delle donne sul Mondo perché siamo convinte che non solo non esista abbastanza letteratura a firma femminile ma che questo sguardo diverso apporti ricchezza a tutti.

Con impegno: non ci interessa parlare di ecologia, ci interessa farla, da qui la scelta di stampare su carte ecologiche: all’inizio abbiamo utilizzato, per le copertine, l’Alga carta della cartiera Favini ma ultimamente preferiamo – per contenimento dei costi – altre carte.

Il caso e il vento in… Fiera

LE COLLANE

“I Corti”: poesia e narrativa, accostando anche soluzioni grafiche-artistiche d’Autore (fotografie, disegni, illustrazioni). (Curatrice: Sandra Giuliani )

Serie “20 minuti”:  racconti-bonsai per chi vuole leggere ma dice di non avere mai tempo; per chi aspetta l’autobus alla fermata; per chi non ce la fa a leggere a lungo (LETTORI!). Il banco di prova di talenti narrativi che in una scrittura fulminante sanno “dire tutto”. (Curatrice: Emanuela Grillo)

“Strumenti”: testi saggistici letterari, filosofici, linguistici e storici  nati anche da esperienze concrete di formazione. Diamo spazio a scritture fuori catalogo e/o a traduzioni di testi che non hanno esaurito la propria forza e collaboriamo direttamente con associazioni scolastiche, enti di formazione progettando insieme i Titoli più adeguati alle esigenze. (Curatrici: Paola Kogoi, Anna Stoppoloni)

“I Colori delle nuvole” accoglie testi per diverse fasce d’età e per ciascuna un colore diverso: Nuvole gialle– 6 anni;  Nuvole verdi -8 anni e Nuvole blu – 10 anni. (Curatore: Dario Amadei)

“Fuoristrada”: testi narrativi e saggistici “controvento” per uno stile particolare o per un contenuto centrato sul “Sè.” (Curatrice: Sandra Giuliani)

“La Bussola d’oro”: la nuovissima Collana dedicata al pensiero scientifico multiculturale per dare maggiore visibilità e diffusione a ricerche che la supremazia del pensiero letterario rende sommerse e limitate all’interno dei propri Paesi. (Curatrice: Bruna Marcantonio)

CartArte”: opere realizzate con la carta o con altri materiali con tecniche artistiche e artigianali per prodotti da collezionismo. (Curatrice: Gianna Petrucci)

IL DOVE

Dove trovare questi libri che pochissime librerie, indipendenti, ospitano?

Io e Guido, Libreria Popolare di via Tadino 18 – Milano

Librerie fidate perché se non li hanno…  li cercano

Milano – Libreria Popolare via Tadino 18
Arezzo – Libreria Universitaria Leggere
Arezzo – Libreria Chiari
Bari – Libreria Libri&Libri
Firenze – Feltrinelli
Firenze – Libreria delle donne
Prato – Libreria Marzocco
Prato – Libreria dell’Angolo
Roma – L’Argonauta, via Reggio Emilia 89
Roma – Mondadori, via del Pellegrino 94
Roma- Casa internazionale delle donne -“Spazio-Incontro”
Roma – Bibliocaffé Letterario Ostiense
Roma- Libreria Odradek

In questi anni  le rese per avvenuta chiusura superano di gran lunga le vendite effettive. E le Fiere editoriali – non ne ho saltata una, tra quelle “paludate”: Torino, Roma, Pisa  a quelle locali (Ariccia, Latina…) – sono un’ottima occasione di incontro con tanti aspiranti scrittori e un buco nell’acqua  per trovare nuovi lettori.

Unica eccezione, dovuta al tempo estenuante di permanenza – è stata la Fiera non editoriale che abbiamo organizzato d’Estate, qualche anno fa, partecipando come editori soci di Donne di carta alla Manifestazione “lungo il fiume e sull’acqua” che ci ha visti per ben 9 settimane e mezzo, da metà giugno a tutto agosto – ai Giardini di Castel Sant’Angelo. La durata – e anche la ricca proposta di eventi culturali ogni Giovedì sera –  ha dato risultati miracolosi anche in termini di vendita.

La lezione è chiara: devi stare sul territorio, devi diversificare l’offerta, devi avere la possibilità di fermare fisicamente il potenziale lettore per farlo avvicinare a un libro di cui non conosce né la casa editrice né l’autore/autrice per cui il gesto di prenderlo in mano e di sfogliarlo deve essere successivo e conseguente alla tua domanda: “ma tu che lettore sei? cosa ti piace leggere?” per potergli poi parlare di quel libro e sperare che rischi.

E la medesima opportunità si crea quando costruisci un evento intorno a quel libro perché allora la diffidenza viene sostituita dalla curiosità.

Per questo, la vita della casa editrice e la vita dell’Associazione Donne di carta si sono intrecciate immediatamente: Il Caso e il Vento legalmente è nato nel marzo 2006 ma ha pubblicato i primi titoli a dicembre del 2007, e nell’ottobre del 2008 è stata fondata, con regolare Statuto, Donne di carta.  Ma era già da diversi mesi che io e la libraia, socia fondatrice, ne parlavamo: mesi in cui, per Caso, portandomi dietro i primi libri, ero entrata nella sua libreria in via del Pellegrino 94 per non uscirne mai più. Se non, come dicevamo, a chiusura dell’esercizio.

L’ex Libreria Libermente è stata non solo la prima casa di vendita dei miei libri ma soprattutto il luogo ideale per immaginare il futuro.

Non potevo andare da nessuna parte da sola: la rete di sopravvivenza andava intessuta con altri attori della filiera che avevano le medesime caratteristiche, dall’essere una microimpresa alla vocazione culturale. Ed è così che a un tavolino della libreria, all’editora in erba e alla libraia che lottava per mantenere la propria indipendenza, si sono aggiunte le altre due socie fondatrici: una giornalista-poeta e un’agente di servizi editoriali. Quattro donne libere professioniste. Una libertà che si paga davvero cara.

In quel contesto umidissimo ma fertile dei Giardini di Castel Sant’Angelo, Donne di carta, appena nata, portò al successo ben 11 editori indipendenti, alleati, soci, convinti che questa rete sarebbe stata la promessa di un futuro. E almeno in quell’occasione ciascuno di noi il volto di quel futuro cominciò davvero a vederlo.

COSA E’ CAMBIATO?

In primis la differenza radicale tra chi fa impresa commerciale e chi no. A lungo andare si creano conflitti non solo di destinazione del bene ma di visione della realtà. E poi la crisi delle realtà indipendenti è diventata acuta. Il tutto in un contesto in cui, si sa: l’Italia è un Paese che non legge. Ma scrive molto.

Io ho puntato in questi anni a far crescere l’Associazione curando eventi di formazione, presentazioni multimediali, cercando una sinergia operativa con altri editori e poi, sempre grazie al Caso, la libraia mi parlò di un suo amico che tornava a vivere in Italia dopo una lunga esperienza in Spagna e che faceva la persona-libro: ci può interessare? Non solo ci interessò: dal mese di maggio del 2009 Donne di carta diventò la portavoce italiana del Proyecto Fahrenheit 451- las personas libro.

E proprio questa sterzata portò a un cambiamento sostanziale: Donne di carta è ora l’Associazione dei lettori, delle biblioteche, delle associazioni culturali. Gli 11 editori a poco a poco se ne andarono, i fedelissimi si fecero convincere a rischiare ancora un po’ e qualcun altro entrò in squadra proprio per la presenza del nuovo progetto.

Biblioteca di Corviale – Roma

Oggi Donne di carta conta più di 100 persone libro sparse in Italia e solo 4 editori, me compresa. La Libreria Libermente è diventata Mondadori franchising.

DOVE SONO I MIEI LIBRI?

Nella memoria delle persone libro che li hanno letti, amati, imparati e che vanno in giro a dirli. Sono parte del loro repertorio. E anche del mio perché anch’io sono una persona libro. Convintissima.

Oggi sono sparsi ma non persi in qualche libreria “amica” del progetto Donne di carta, che ancora sopravvive. E che Donne di carta, in un gemellaggio d’anime, cerca di sostenere a sua volta.

Ma la maggior parte dei libri viaggia con me sia quando mi muovo da sola sia quando mi muovo come Associazione. Perché le due strade sono la stessa, perché aver voluto Donne di carta era una visione complessiva del mio voler “fare Cultura”  non separata dall’attività editoriale. E uno dei luoghi in cui sono i miei libri è la BiblioCASA a L’Aquila.

BiblioCasa- L’Aquila

Oggi ogni libro che pubblico, come minimo, ha già la mia voce in prestito. E sono diventata una redattrice, un’editor ancora più feroce, più selettiva perché quando leggi a voce alta e ti abitui alla lentezza della lettura (necessaria per l’apprendimento a memoria) cresce la sensibilità (l’orecchio) alla bellezza delle parole, all’esattezza di un aggettivo, al giro del mondo che ti permette una struttura sintattica quando diventa narrazione o poesia.

Se sei un lettore pigro non potrai seguire l’itineranza a cui costringo i miei libri. E quindi hai solo due possibilità, per ora: ordinarlo a me o alle poche librerie di cui mi fido. Ma ti perdi un’occasione: l’ascolto è la creazione di un legame, la nascita di una promessa.

E i libri servono a questo: a incontrare l’Altro.

Prime pubblicazioni- Fiera ad Ariccia

I SOGNI SONO DAVVERO DESIDERI?

Il Paese non legge. Non hai abbastanza soldi. Non potrai permetterti né promozione né distribuzione adeguate. Non conosci nessuno. Morirai seppellita dai tuoi stessi libri.

Queste le previsioni più gentili.

Ma ho 17 sogni da difendere. Ogni libro che ho pubblicato è stato un incontro umano importante, un tempo di cura della creatività altrui – altri sogni – e il tempo giusto che richiede la fabbricazione di un oggetto quando non lo si considera una merce ma un bene culturale che si spera arrivi un giorno a destinazione.

La cura è un fatto artigianale che forse oggi la micro-editoria ancora esercita: la scelta della carta – rigorosamente ecologica, che implica la ricerca meticolosa di una tipografia complice ma soprattutto il lavoro di revisione della scrittura, parola dopo parola fino al risultato finale: il libro, appunto. Senza refusi – controlla!; impaginato con grazia – controlla!

Ogni libro pubblicato è stato una scelta, una discussione, un lavoro. A monte, la percezione quasi olfattiva di un talento che chiedeva di emergere e lo sforzo congiunto per dargli vita.

Aumentano i Titoli- Fiera di Latina

Un unico rimpianto: non aver potuto dare a queste scritture la visibilità e la diffusione che si meritano proprio per quei difetti iniziali che le varie cassandre già sapevano: mancanza di promozione (dove sono i giornalisti o recensori culturali?) e difficoltà di distribuzione (le piccole librerie chiudono il giorno dopo che sono riuscita a convincerle – non sarà che porto iella?).

Salone del Libro di Torino: le 4 fondatrici di Donne di carta

Ogni libro pubblicato oggi ha una voce. Non urla. Non fa baccano. Dice solo la verità che contiene e l’amore, sì: l’amore che lo ha sostenuto, parola dopo parola. E oggi costruisce ascolto e, quindi, curiosità e attenzione. Ho capito che avevo ragione nell’aver visto bellezza in queste scritture perché quando le ascolto nella voce di una persona libro mi commuovo. Ho imparato ad andare con il passo, più lento, del lettore perché c’è bisogno di tempo e di ascolto per capire se quella scrittura servirà davvero alla vita di qualcuno, e ho la presunzione, oggi, di avere guadagnato dei lettori, pochi certo ma fedelissimi, e ogni libro che “esce”  è la promessa di un incontro.

Ce n’è tanta di strada da fare, certo. Rischio ancora di essere travolta dal peso delle copie da distribuire ma resisto.

Non sarà fama né ricchezza per i miei scrittori, mi dispiace. Ma è qualità: e non è poco.

Se siete capaci di attesa e se credete nel mondo che state raccontando questa casa editrice è una casa dei sogni.

E SE CI FOSSERO OCCHI PARTICOLARI?

se è lo sguardo che ti fa esistere…

Una specificità di sguardo che si traduce in narrazioni, in poesia, in saggi, in opere insomma che non sono centrati sull’essere donna – sul Sè – ma sul Mondo, su come le donne vorrebbero che fosse o che semplicemente raccontano com’è.

SE non esiste oggettività nell’esperimento che cambia secondo il punto di vista dell’osservatore, se il principio di indeterminatezza è il paradigma scientifico e cognitivo del pensiero di quest’epoca perché mai dovremmo considerare neutro il punto di vista delle donne? perché mai dovremmo accogliere la finzione di un’universalità della Letteratura che, come la Scienza, non è altro che uno dei discorsi possibili che cerchiamo di fare per capire il Mondo? quel Mondo – là fuori – che non è e non può essere uguale per tutti, né unicamente vero, né dato una volta per tutte.

Questa casa editrice ha al timone una donna, l’ha voluta follemente una donna che ha trovato diverse compagne di viaggio: grafiche, lettrici, redattrici… ed è naturale, conveniente e politico che almeno per il 99% questa casa ospiti pensieri fatti dalle donne. Per creare visibilità e riequilibrare rappresentanze. Per dare valore alla differenza.

Evidente autostima? sì: io non mi vergogno di credere in quello che faccio.

Voglio dire che un’impresa culturale non è una cosa neutra o neutrale: una linea o programmazione editoriale riverbera il vissuto, la competenza e direi la curiosità di chi la immagina.

Tanto tempo fa, quando gli intellettuali erano veri critici e autentici filosofi, il Gusto era trattato come una categoria nobile del pensiero critico così come la Letteratura era attraversata da mille domande sul proprio valore estetico, etico e sulle funzioni che poteva assolvere nel sociale dal momento che ogni scrittura è una trama complessa di esperienze soggettive, di credenze e di condizionamenti oltre che un debito consapevole con tutta la Bibliosfera. Il fatto è che oggi si scrive moltissimo senza aver prima letto moltissimo.  E i libri sono diventati come le figurine dei giocatori che scambiavo, negli anni sessanta, con mio cugino: ce l’ho… non ce l’ho. Un collezionismo di “vorrei ma non posso… e quindi fingo di potere“.

Il fatto è che sono pochi gli scrittori e le scrittrici “impegnate”, che non significa che portino avanti battaglie civili o sociali o che salgano sul pulpito degli opinionisti di tendenza; l’impegno di cui parlo è già nello Stile, nel taglio che danno alla narrazione, nei modelli che quel narrato costruisce: tensione, intenzione.

Un respiro ampio, oltre: “le trappole e gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede” (Montale)

Il fatto è che oggi fare editoria praticando severità e rigore – secondo il proprio gusto –  è diventato fuori moda perché il proliferare del self publishing e/o dell’editoria a pagamento democratizzano, falsamente, il lavoro dello scrivere. Una finzione terribile che aumenta la produzione di brutti libri e non crea – giustamente – nessun lettore in più.

Scegliere di fare l’editore – anzi l’editora – significa imparare (perché non lo so fare a priori: non provengo da una famiglia di editori) a coniugare il mercato con la cultura, a trasformare la visionarietà culturale in un piano strategico a lungo termine cercando di sopravvivere, intanto, come “azienda” perché un libro è una promessa e un rischio non un investimento certo e veloce in un prodotto.

Io non produco “novità”: tutti i miei libri – quelli pubblicati nel 2007 e i recentissimi – sono sempre nuovi: non hanno scadenza. E per ognuno di loro immagino un futuro. I libri non si consumano. Quelli buoni sono sempreverdi. Ma non è detto che con queste regole mercantili e questo oppressivo monopolio tutti i buoni libri arrivino a destinazione. Ossia nelle mani di un lettore.

Per questo (anche) io punto a creare alleanze con le Biblioteche perché sono case di lettura e non officine di aspiranti scrittori: e se sono penalizzate nella politica degli acquisti, regalo copie. Presento i libri – i miei – e mi presto volentieri a parlare di libri che amo (non “miei”) o di scritture dimenticate.

Noi cerchiamo di essere presenti su tutto il territorio laddove una Fiera dell’editoria promuova anche le micro-imprese. Partecipare ha un costo concreto (affitto stand, alberghi) oltre che energetico che spesso si rivela un investimento a perdere perché l’abbondanza di offerte – nelle Fiere nazionali soprattutto – disorienta il lettore che raramente rischia di fermarsi presso stand sconosciuti.

Le Fiere però sono anche occasioni  di incontro con gli aspiranti scrittori/scrittrici, fotografi, illustratori ecc ecc. Ed è una formula preferibile all’invio di copie digitali dei lavori senza la persona dietro…

 Fiera RomaSiLibra

 Il Festival degli editori e dei librai romani

Abbiamo partecipato come editori dell’Associazione “Donne di carta” coinvolgendo nella presentazione delle nostre pubblicazioni le “persone libro” che hanno prestato la loro voce.


 Libri da scoprire – Fiera di Latina

Anche qui abbiamo partecipato sia da sole e poi nelle edizioni successive con uno stand collettivo come soci di “Donne di carta”. In questa occasione le persone libro hanno promosso con le loro voci i nostri libri e qualche “passo” classico che fa parte del loro repertorio.


 PisaBookFestival

 Il Festival dell’editoria indipendente

Abbiamo partecipato non solo come casa editrice ma anche come promotrici della nascente Associazione Donne di carta coinvolgendo nel progetto una serie di editorie indipendenti e suscitando  l’interesse di alcune librerie.


 Roma – Fiera dell’Editoria della pace

I Parchi nei quartieri periferici di Roma spesso sono i contesti più adatti a ospitare fiere editoriali. La manifestazione è stata promossa dalle Associazioni “La Strada”, “DiversaMente” e “Terrae di Lavoro” e abbiamo partecipato con uno stand tutto nostro.


 Roma – “Più libri più liberi”

Anche qui partecipazioni diverse: nella Bibliolibreria, come stand di “Donne di carta” e infine con uno stand condiviso con Fefè editore e Atmosphere edizioni. Lì’edizione più bella ha visto la partecipazione delle persone libro che hanno dedicato il loro intervento a tutti i nostri libri. TUTTI!


 Ariccia-Mostra “Il percorso dell’arte”

L’Associazione omonima ha realizzato nel centro storico di Ariccia (corso Garibaldi) una serie di appuntamenti mensili, estivi, con l’arte e l’artigianato laziale. Come casa editrice ecologica siamo state ospiti “onorarie” della Manifestazione.


 Torino – Salone del Libro al Lingotto

L’Incubatore ha consentito alla nostra casa editrice, appena nata, una partecipazione straordinaria nell’area del Lingotto riservata all’editoria emergente. Le edizioni successive abbiamo trascurato la partecipazione (gli stand hanno costi proibitivi!) ma come “Donne di carta”, all’Ovalon, abbiamo partecipato alla Manifestazione “Lingua madre” presentando la Carta dei Diritti della Lettura (con Michela Murgia e Lidia Castellani tra gli altri ospiti d’onore) e costruito due incontri su autori “regionali” tramite le voci delle persone libro di Roma, Arezzo, Firenze, Bari, Veneto orientale e Milano!

Il  fatto e che il patto tra chi scrive e chi legge dovrebbe essere semplicemente questo: un’alleanza fondata sul desiderio.

MA COME S’INVENTA IL DESIDERIO?

In realtà, io non sono in cerca affannosa e disperata di chi scrive: io sono alla ricerca di chi legge, e che compie questa attività in piena autonomia, seguendo il proprio gusto, il proprio desiderio e la curiosità.

E chi legge con questa attitudine, spesso, è donna.

 

THE END 

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15 commenti su “Come e cosa

  1. e se lottassimo per recuperare i,l testo di Maria Gimbutas , i cui diritti tu hai per distrazione (!!!?) perduto. Potremmo aprire una sottoscrizione , cercare traduttori volontari…stabilire rapporti con università… mi sembra un progetto importante

    • cara, non fu per distrazione ma per necessità: a volte la visionarietà va oltre il possibile; resta l’amarezza di non vedere ancora quel libro tra i pubblicati; resta la rabbia per un’assenza, che offende i lettori. Chissà… se mai vincessi alla Lotteria forse potrei riprendermi quel sogno.

  2. Volevo ringraziarti ufficialmente per tutto quello che sei riuscita a darmi sabato in biblioteca. Non mi sarei mai stancata di sentirti parlare. Il tuo monologo trasudava passione per i libri, amore per le parole. La rottura del tuo ammaliante discorso dalle persone libro era inserito ad arte e a effetto. Totalmente suggestivo. La realtà, Il cambio di voce, l’immergersi nel libro, il cambio di voce, il ritorno alla realtà. Mi sentivo un lettore senza libro, una bimba che ascolta la sua favola preferita. Proprio quella voce di cui parlavi e che riecheggia dai ricordi della lontana, lontanissima infanzia. Eppure Sabato sono riusciuta a sentirla così vicina. Grazie.

    • mi commuove questa tua risposta perché era comunque un esperimento senza rete affidato solo alla bellezza delle parole dette dalle persone libro e da quello che io amo da tanto e che desidero semplicemente condividere. Grazie a te quindi per aver costruito questa relazione. Proteggi quella “voce”: è dentro i libri solo perché tua.

  3. Conosco la passione e piccoli drammi delle case editrici indipendenti.
    Ho pubblicato con due di esse e ho visto con i miei occhi i salti mortali che hanno dovuto, stanno facendo.
    Il tuo approccio mi pare ancora più artigianale e passionale.
    Questo rende il tutto più bello ma anche più difficile.
    Per quanto conti ti sono nel cuore e se posso fare qualcosa per aiutarti lo farò volentieri.
    un abbraccio

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