Per un’economia del vantaggio

Finché gli editori liberi e indipendenti immagineranno come unica forma di solidarietà la partecipazione alle Fiere editoriali – contiguamente vicini solo per stand –  il futuro dell’Editoria resterà imprigionato nella scacchiera costruita dai Grandi.

Ogni “nicchia” in Natura esiste come un habitat equilibrato di bisogni: domanda/offerta, risorse e consumo ma la strategia della sopraffazione la tratta  come un luogo in più da aggredire, da conquistare, sfruttare e poi abbandonare.

Ogni scelta alternativa diventa immediatamente da “imitare” non per condivisione ideologica ma per un gioco calcolato che va dallo svuotamento del suo potere possibile all’uso in proprio di quel potere che quindi perde in ogni caso la sua forza dirompente. Spesso anche i valori che lo sostenevano.

L’uso della carta ecologica da atto di rispetto verso l’Ambiente, per esempio, diventa una formula di presenzialismo e di controllo maggiore delle risorse; l’e-book da costruzione possibile di contenuti diversi e canali di diffusione alternativa diventa solo un oggetto in più – un duplicato – nel Catalogo delle Novità facendo lievitare i prezzi e mettendo bandiere di possesso anche sul territorio libero del web e, infine, l’orribile pratica del print on demand – che l’editoria non a pagamento contrasta tenacemente -si trasforma in apparenza di democraticità delle Grandi Case alimentando i narcisismi di massa e penalizzando ancora una volta la già precaria qualità.

Finché gli editori liberi e indipendenti immagineranno come unica forma di resistenza l’isolamento, le Grandi Case costruiranno OUTLET per il consumo di massa estendendo il target. E l’Italia resterà un Paese che non legge, o legge poco e male; o legge per ubbidienza mai per necessità esistenziale.

Questo circuito vizioso ha un punto debole. Il medesimo che affligge tutta l’economia del profitto e del consumo perché le Grandi Case sono semplicemente aziende industriali che si comportano come quelle che producono bulloni, infissi o salami. Il fatto che la merce sia un libro non fa differenza. Il Mercato – questo mercato – è in crisi perché ha reso il denaro un fine e la speculazione una strategia dominante, competitiva, affamatoria, distruttiva. E imploderà. Perché il consumo fine a se stesso, l’accumulo predatorio non reggono all’infinito.

Ma se gli editori liberi e indipendenti – l’anima artigianale dell’editoria – si immagineranno come nodi di una rete che coinvolge le librerie libere e indipendenti, le biblioteche pubbliche, le associazioni culturali fino a includere i singoli lettori e lettrici, questa nuova visione del “noi” può gettare le basi di un’economia alternativa, eco-sostenibile perché pensata per nicchie equilibrate, per risorse rinnovabili, per consumi a lungo termine, per ricadute sociali.

Gli esempi ci sono. Sparsi. Sommersi. Ma esistono. E se si moltiplicano faranno rumore. Porteranno entropia.

Minimum Fax invita alla decrescita: produciamo meno libri, ritroviamo il contatto con i lettori (minima&moralia). Dalle pagine di Alfabeta2 (anche web) Giorgio Mascitelli si augura che:

man mano che si renderà sempre più visibile e tangibile l’integrazione del campo letterario alle logiche spettacolari e industriali, si aprirà anche lo spazio per quello che potremmo chiamare un pubblico del dissenso: un pubblico, cioè, che considera un prerequisito etico ed estetico la presa di distanza da certe pratiche dominanti nel mondo dell’industria culturale…

L’Economia del bene comune non è uno slogan del tipo “la fantasia al potere” dei nostri rigurgiti nostalgici: è un movimento concreto che ha già le sue forme sperimentali in atto e coinvolge arte, industria, lavoro e sociale. Sul sito il saggio illuminante di C. FelberL’economia del bene comune”  è così promosso nella pagina in versione francese:

Notre conseil pour acquérir le livre : aller rendre visite à une librairie proche de chez vous, pour encourager la création de valeur locale et un travail plus sensé !

Suggerimento che si spegne sulla pagina italiana che si preoccupa soltanto di promuovere il punto di vendita.

Il valore locale è un lavoro sensato- che ha senso e dà senso. Concetti che fatichiamo a comprendere e che ci rendono sempre più poveri di immaginazione, di desiderio di cambiamento.

Per questo rivendico la visionarietà esistenziale, culturale e politica dell’Associazione  Donne di carta, che, con altre addette al lavoro editoriale (che è lavoro di conoscenza) ho fondato nel 2008.

Perché porta i suoi soci – se editori – a costruire alleanze con altri editori senza competizione produttiva, nel pieno convincimento che la bibliodiversità sia una pluralità di occasioni e il rispetto autentico delle differenze di fruizione.

Perché invita  a costruire reti di sostegno per le librerie “indipendenti” che non vogliono diventare caffè o ristoranti per nutrire le persone ma restare luoghi del pensiero e dell’incontro.

Perché vuole costruire progetti con le biblioteche pubbliche, soprattutto di frontiera, progetti concreti di promozione della lettura e della Cultura rispettando le diversità locali, i bisogni della comunità,  perché sono i libri che devono andare dalle persone, cercarle e farsi desiderare.

Perché pretende che la Cultura sia un bene comune.

Sono da poco uscita da un’esperienza di alleanze “Libri in onda“: 9 editori liberi e indipendenti in una libreria (promotrice) L’Argonauta che pur volendo essere di “quartiere” costruisce con la sua specializzazione nella letteratura del viaggio un’occasione di “uscita dal sè”, privato e piccolo, per navigare verso Altrove.

Il Caso e il Vento con Gb EditoriA, con Cavallo di Ferro, con Perrone, Palombi, Il Lupo, Edizioni della Sera e con le voci delle persone libro. Non si tratta di creare una spettacolarizzazione della lettura ma forme di coinvolgimento – come l’oralità e l’ascolto – che diano maggiore visibilità ai libri (tutti) rendendoli un oggetto del desiderio.

Sono da poco riemersa da due “fatiche” condivise: sperimentare con una radio libera e indipendente (Radiolibriamociweb) la costruzione di conversazioni culturali che hanno la pretesa di trasmettere quello che so: conoscenza e non informazione, per bisogno di condivisione, per necessità convinta che l’alfabetizzazione sia uno strumento di crescita, e sperimentare con la Biblioteca di Corviale (quartiere della periferia romana) un laboratorio sull’Incipit, reso attraverso l’ascolto e il conforto delle voci delle persone libro, aperte dalle mie parole “didattiche” a esemplificare le teorie sulla scrittura e sulla grammatica narrativa.

Praticare il volontariato culturale per una mini-impresa come la mia è una sfida intenzionale alle logiche mercantili: io cerco di abitare dentro un’economia del vantaggio: quello personale – acquisto credibilità come operatore culturale; quello progettuale – costruisco visibilità per l’Associazione rendendola una pratica sempre in movimento, capace di autoreinventarsi; quello collettivo – creo sinergie, alleanze, faccio dell’altro un nodo e divento per lui un nodo: biblioteca, editore, associazione culturale, autore, artista che sia.

Una goccia in un mare, certo, con l’ostinazione del bambino che versa l’acqua dell’Oceano in una buca e a cui Agostino pose la domanda sbagliata, non: cosa stai facendo? – ma: chi sei?

Perché è qui la magia: ripensare le relazioni, rimettersi in gioco in prima persona.

Solo la declinazione congiunta di identità diverse può far immaginare il futuro come una rete sostenibile.

Un’utilità sociale non un utile privato.

Il resto è niente.

E nell’ottica della collaborazione vi invito ad ascoltare sul Blog delle persone libro il mio e i nostri interventi: Libri in… onda e Incipit.

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Eventi: Scrivere a voce alta

Questa sinergia tra la casa editrice e l’Associazione Donne di carta non è mai un conflitto d’interessi semmai una contraddizione produttiva perché obbliga un’impresa editoriale a fare i conti con l’anima culturale del volontariato. Un’anima che Il Caso e il Vento conserva, anzi, cerca di alimentare.

Scrivere e leggere sono attività a volte legate a volte no – che, al pari del dipingere o del comporre musica, reinventano la realtà per comprenderla, per comunicarla. Sono proiezioni dei singoli soggetti – e tramite loro di intere Culture –  per un modo – tutto umano – di creare relazioni.

Il resto: i libri, le librerie, le case editrici, i distributori, la fama, i soldi… non c’entrano nulla con il bisogno di esprimersi, di imparare, di conoscere. A mio avviso, sono solo sovrastrutture, impalcature che abbiamo costruito e che spesso imprigionano e condizionano la libertà d’espressione.

Un aspetto divertente della Cultura è sfidare i luoghi comuni perché per pensare davvero bisogna essere capaci di mettere in crisi se stessi e la visione che abbiamo del Mondo anche se sembra “vera e naturale” perché il vero e il naturale sono invenzioni storiche, ideologiche – in parte condivise e in parte personali -. Il divertimento a cui alludo contraddice la visione del “divertissement” che ingiunge Pascal a considerare ogni nostra attività come una ricerca di preoccupazioni che ci distolgono dal pensiero della nostra fragilità e quindi della morte. Il suo è un divertimento che distrae, quello a cui penso io è un esserci nelle cose, invece, uno stare dentro accogliendo senza ipocrisia l’idea che tutto ciò che facciamo si risolva sempre in un’incantatoria contro la morte. Ma almeno ogni cosa che facciamo, divertendoci, è un’attività che cerca senso in se stessa, e che restituisce Senso (direzione) a chi la fa.

Mi dicono spesso che sono visionaria e anche un po’ mistica. Probabile. I laici sono, quando credono in quello che fanno, decisamente radicali. Ma ho un’età che mi spinge inesorabile all’autoironia e all’ironia e quindi credere e fare sono pur sempre atti ludici di un gioco che so che avrà fine. E che, soprattutto, non deve essere per forza giocato da tutti. Qui rivendico, con forza, ancora una volta, libertà di scelta.

Scelgo dunque di mettere a disposizione del volontariato culturale quanto so fare o quanto credo di sapere o almeno quanto tento di sapere per puro amore di conoscenza.

Abbiamo cominciato a Ostia, alla Biblioteca Elsa Morante, con una decina di persone. Curiose e molto disponibili. L’idea era semplice: proporre una riflessione a voce alta sulle tecniche della scrittura privilegiando il momento percettivo della lettura. Invece di citazioni e di pagine da leggere… le voci delle persone libro: voci-descrizione, voci-pensiero riflessivo, voci-narrazione di fatti… E ci siamo divertiti.

Al punto da continuare: il 28 aprile alle ore 17.30 la Biblioteca di Corviale ci ospita per una puntata dedicata all’INCIPIT con tante persone libro che diranno sequenze dialogiche, riflessive, descrittive… rubate da pagine antiche accanto a pagine moderne.

Perché è questo che conta: rivendicare giustizia di lettura – e di ascolto – a tutti i libri. Parlare dei libri attraverso i libri.

Ora, perché  proprio l’Incipit?

Perché è aprendo un libro che lettore e scrittore si annusano, si toccano per la prima volta, decidono forse di intraprendere un viaggio. Tutte le pagine sono difficili da scrivere ma l’inizio e la fine di una storia sono eventi non solo parole: l’incipit è un atto di inaugurazione del discorso, il balbettio di una storia che emerge dal silenzio, segnala la frattura tra la realtà – che resta fuori – e la lettura che sta per cominciare ma è anche il punto di pressione di tutte le parole già scritte che l’Incipit conserva e finge di dimenticare.

Nell’incipit si celebra l’inizio del Mondo e io come lettore devo essere attratto, conquistato, sedotto. Devo essere convinto e informato. Devo assumere un punto di vista e percepire la risonanza che quella voce avrà in me. Così come quando il libro e la storia si chiudono, quel “finale” dovrà mantenere tutte le promesse innescate, lasciarmi appagato e inquieto insieme, appagato nella storia e inquieto nell’ansia del cercare affinché la spinta a leggere resti un imperativo.

C’è chi, lettore, davanti a un libro nuovo si ferma sulla prima pagina… e sceglie. Chi capovolge la direzione e legge anche o solo le ultime righe… chi apre nel mezzo.

Ogni nostro comportamento, nei confronti della scrittura-libro, rivela qualcosa di noi: quanto siamo Cenerentola (desiderosi/e di un evento che ci cambi la vita e ci porti altrove, lontano da quella che stiamo vivendo), quanto siamo Pollicino (desiderosi solo di tornare a casa, o indietro, più felici o eternamente nostalgici senza sapere più cosa abbiamo davvero perso).

Ogni nostra scelta di lettura è anche la scommessa che la scrittura ogni volta deve anticipare e saper attualizzare. Non si scrive mai solo per se stessi. E’ proprio nelle righe iniziali, prima dell’esordio vero e proprio della storia o nelle sue fulminanti battute in medias res, che chi scrive denuncia il suo desiderio, struggente, di non essere più solo. Il suo bisogno, imperativo, di un Lettore. Così come nelle fasi del congedo emerge il suo bisogno di non essere dimenticato.

“Su, racconta” e il cantore iniziava. Un patto d’ascolto la cui bellezza abbiamo perduto per l’insana voglia di trovare nella scrittura tracce della nostra vita, a riconferma o per alterco. Letture condizionate e scrittori imprigionati. La libertà vera sta nel sorprendersi: un instabile equilibrio tra familiarità e ignoto. Perché ogni libro – ogni buon libro – ci cambia.

Qui una presentazione sintetica della proposta nel sito della Biblioteca.

E qui, se avete pazienza, a poco a poco, potrete riascoltare in podcast le 3 puntate dedicate all’INCIPIT che ho condotto all’interno dello spazio che Radio Libriamoci web ha allestito per…  Donne di carta (cliccate sul Logo).

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Documenti: per-verso di stampa

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14 dicembre 2007 Cara la mia editora, passi che per pubblicare 40 pagine di racconto senza pagarmele di tasca mia, come ormai si usa, io abbia dovuto, alla veneranda età di cinquantanni suonati, sottoporre il mio orgoglio e la mia … Continua a leggere

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Per collezionismo

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Serie “Tarocchi d’Arte” – Cartomanzia Titolo:  I Trionfi Autrice:  Marta Bentham (manuale) Supporto: Ricarta Pigna per il manuale e mazzo in carta Shiro Alga Favini Artista: Antonella Fortunati (carte) Formato: 22 carte  8,50×11,90 Confezione: stoffa in canapa di Sofie Wendt … Continua a leggere